Scuola e lavoro: mondi paralleli – formazione professionale

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Le novità del sistema duale. La “buona” Formazione professionale è stata da sempre parte fondamentale della crescita complessiva della persona e dello sviluppo economico e sociale del Paese. Cosa cambia oggi.

Cultura del lavoro e Scuola sono due mondi che nei programmi di istruzione e di formazione tecnico professionale si sono incontrati poco nel nostro Paese determinando una radicalizzazione del dibattito culturale e politico su questo tema e impedendo qualsiasi forma di possibile collaborazione.
Il retaggio di una cultura improntata prevalentemente sugli studi filosofici ed umanistici da una parte (in conseguenza della riforma Gentile del 1923), unita – come spesso succede in Italia – da un radicalismo di posizioni ideologiche hanno smorzato nel tempo ogni velleità di contatto e di probabile rapporto, nonostante che, laddove questi due mondi inevitabilmente erano costretti a collaborare, per esempio nei percorsi di formazione iniziale o di istruzione e formazione professionale, i risultati proficui non mancavano.
La formazione professionale infatti è stata, dal dopo guerra ad oggi, una cenerentola virtuosa del sistema di istruzione e formazione del nostro Paese. Ogni anno dal 1962 (quando viene istituita la scuola media dell’obbligo e nascono i primi corsi di formazione iniziale) migliaia di giovani minorenni, si sono iscritti ai percorsi regionali di formazione professionale, raggiungendo una qualifica professionale riconosciuta e successivamente realizzando un inserimento lavorativo dignitoso e soddisfacente.

La “buona” formazione professionale è stata da sempre parte fondamentale della crescita complessiva della
persona e dello sviluppo economico e sociale del Paese. Ha saputo integrare una funzione sociale di riscatto dalla povertà, dalla marginalità, dall’esclusione, dal fallimento e dall’abbandono scolastico per tanti giovani italiani e stranieri e una funzione professionale di insegnamento di un mestiere.
Inoltre l’idea che da sempre accompagna la formazione professionale, rivolta ai minorenni (prima denominata formazione iniziale o formazione al lavoro e dall’anno scolastico 2010/2011 diventata Istruzione e Formazione Professionale (IeFP), in quanto parte integrante del sistema di istruzione e formazione del Paese), è quella dell’alternanza Scuola-Lavoro pensata in forma estesa: aula-laboratorio- stage nel mondo del lavoro.

Con il passare degli anni la percentuale riservata ai tre ambiti si è andata modulando a favore dell’esperienza di stage esterno in azienda, ma anche perché nel tempo la realtà psicologica personale, sociale, culturale, famigliare e di apprendimento degli allievi è diventata sempre più complessa e sempre meno adatta al contesto dell’aula. L’evoluzione e i cambiamenti degli allievi della formazione professionale si è caratterizzato nel tempo per difficoltà cognitive, relazionali e motivazionali, nonché nella presenza di alte percentuali di allievi extra comunitari.

Bassi tempi di attenzione, difficoltà di concentrazione, disturbi emotivi e della sfera relazionale, difficoltà linguistiche e presenza multietnica degli studenti, scarsa motivazione ai percorsi scolastici tradizionali e all’apprendimento teorico anche a causa delle forti componenti di disagio scolastico e familiare, sono solo alcune delle specificità degli allievi di questi ultimi venti anni.

Queste caratteristiche hanno determinato, da una parte, lo sviluppo e l’applicazione di metodologie didattiche innovative e interattive, dove l’esperienza e la partecipazione dell’allievo alla lezione sono diventate sempre più centrali nell’attività in aula e dall’altra il potenziamento di modalità d’apprendimento esperienziale e imitativo in laboratorio e in azienda, nella forma di alternanza Scuola-lavoro.

[…] Leggi l’articolo completo nel numero 336 “Di Nuovo a scuola”

Antonino Frusone

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