Nicola Barilli – Bologna, Berlino, Bologna

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Redazione I Martedì

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Con il suo romanzo di esordio, Italia in autunno, Nicola Barilli si è imposto all’attenzione della critica: il romanzo di una generazione costretta a crescere nell’Italia di oggi.

Può capitare di leggere, sempre più di rado, un romanzo che cattura sin dall’inizio, per il ritmo, per l’ordito narrativo, per il modo nobilmente artigiano di scrivere. Capita di leggere un romanzo di un giovane scrittore come Nicola Barilli che sedimenta nelle viscere sino a divenire momento topico della giornata, capita di diventare amici…

Italia in autunno (Pendragon 2016), il tuo primo romanzo. Un titolo che ricorda molto da vicino Germania in autunno, un film collettivo a cui partecipò, tra gli altri, anche Fassbinder. Cosa ti ha spinto a scrivere su qualcosa di “già scritto”? In fondo il tema dell’attuale crisi che attraversa l’Italia è stato affrontato, eppure… 

Italia in autunno si rifà esplicitamente a Germania in autunno. Il romanzo gioca intenzionalmente col film.
In primo luogo a un livello “esterno”: come il film del 1979, sulla scia dell’emergenza terrorismo in Germania e della conseguente crisi dello stato di diritto (il “suicidio” in carcere dei terroristi della RAF arrestati ecc.), voleva mostrare cosa stava succedendo in quel paese, produrre una riflessione se non un grido d’allarme (e direi che l’urgenza della denuncia è quel che più rimane del film, esteticamente non riuscitissimo), così col romanzo volevo innanzitutto raffigurare un momento storico piuttosto preciso, anche se, a differenza del film coi suoi eventi chiari e riconoscibili, dai contorni meno definibili: quello cioè che è stato variamente chiamato il declino o la crisi italiana, cominciato ben prima della crisi economica globale del 2007-2008, e che ha la sua origine nella fine delle grandi comunità politiche del dopoguerra e il suo apogeo nell’ascesa di Berlusconi, di quel mente una gigantesca e irrealizzabile opera che dovrebbe riscattare l’Italia dalla sua ‘crisi’, appunto, ma che in realtà non farà altro che far precipitare in una sua privatissima crisi lo stesso protagonista. C’è anche un terzo aspetto: gli eventi principali si svolgono in un paio di settimane a cavallo tra novembre e dicembre, quindi in autunno. Italia in autunno si può anche semplicemente considerare come un’indicazione del luogo in cui si svolge l’azione (l’Italia), e del tempo (l’autunno).

Lo sfondo del romanzo
è quell’Italia con la sua drastica riduzione di prospettive
nei confronti di altre nazioni europee.

[…]

Leggi l’articolo completo nel numero 336 “Di Nuovo a scuola”

Domenico Segna

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