Una scuola di relazioni educative – la scuola italiana

The following two tabs change content below.

Redazione I Martedì

Ultimi post di Redazione I Martedì (vedi tutti)

Ripartire dal “patto educativo” tra famiglia, scuola e società, sostituendo alle troppe deleghe diffuse il principio dell’alleanza educativa, nel segno della sussidiarietà e del dialogo (scuola italiana).

Professor Ernesto Diaco, lei è direttore dell’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università della Conferenza Episcopale Italiana ed è anche un insegnante. Da una parte ha un’esperienza “sul campo”, dall’altra la possibilità di uno sguardo ampio sulla realtà della scuola italiana. Interagiscono, e come, queste due caratteristiche?

Ciò che rende un insegnante un bravo insegnante, tra le altre cose, è la capacità di entrare ogni giorno in classe con un’idea chiara di quello che deve fare e allo stesso tempo di pensare continuamente a come migliorare il proprio modo di essere e le sue stesse lezioni. Da quando lavoro a tempo pieno presso la Conferenza Episcopale Italiana, ho dovuto lasciare l’insegnamento diretto.
Però mi è rimasta la voglia di pensare la scuola e le relazioni educative, e anche un gran desiderio di condividere
la mia esperienza e ascoltare quella degli altri. Dal mio punto di osservazione vedo la comunità ecclesiale e il mondo della scuola: in entrambe c’è un vastissimo patrimonio di passione, qualità, impegno educativo, insieme a tante domande e difficoltà. Il mio compito è cercare di far sì che s’incontrino e si rafforzino a vicenda.

L’ufficio di cui è direttore si occupa di educazione, scuola e università. Ho l’impressione che mentre di scuola e di università oggi si parli spesso, di educazione assai meno. È un tema così desueto?

È vero: si invoca da più parti la necessità di educare i più giovani, specialmente davanti alle grandi problematiche dell’attualità quali l’incontro fra le culture, l’analfabetismo affettivo, la crisi etica e di cittadinanza, ma si fa poco per sostenere e favorire coloro che questa responsabilità la vivono ogni giorno. Penso in primo luogo alle famiglie, che si sentono sempre più sole davanti alla crescita dei loro figli, ma penso anche alle scuole, in cui spesso si preferisce spostare il discorso sugli aspetti tecnici, e all’università, che lascia in ombra la formazione integrale della persona. In più occasioni papa Francesco ha evidenziato la rottura del “patto educativo” tra famiglia, scuola e società. Si dovrebbe ripartire da qui, sostituendo alle troppe deleghe diffuse il principio dell’alleanza educativa, nel segno della sussidiarietà e del dialogo. L’educazione può essere solo un’impresa comune, in cui hanno un ruolo anche le istituzioni religiose, il mondo della comunicazione, dello sport, del lavoro, del volontariato, per non dire dei compiti propri degli amministratori pubblici per rendere le nostre città dei luoghi più favorevoli per l’educazione. La scuola non deve pensarsi come l’unica realtà formativa, il resto della società però non deve alimentare la mentalità già troppo diffusa secondo cui studiare non serve a niente.

Quando si parla di scuola si sentono parole chiave come autocertificazione, competenze, autonomia. Giustamente la scuola cambia insieme alla società che muta. Eppure, all’osservatore esterno, sembrerebbe una deriva un po’ “tecnicistica”. Come conciliare, allora, l’esigenza di novità, di modernità, con l’elemento umano che dovrebbe essere e rimanere centrale?

[…] Leggi l’articolo completo nel numero 336 “Di Nuovo a scuola”

Ernesto Diaco

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.