Umani o Trans-umani

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Giovanni Bertuzzi

Giovanni Bertuzzi

Direttore responsabile della Rivista I Martedì, Direttore del Centro San Domenico e Preside dello Studio Filosofico Domenicano.
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336 Editoriale N° 5 anno 40 Umani o Trans-umani

È ormai una tesi condivisa da gran parte della scienza e della cultura contemporanea: la tecnologia e le biotecnologie, l’informatica, la robotica e le neuroscienze, messe insieme, ci pongono inavvertitamente, ma inesorabilmente in una
condizione che viene definita trans-umana o postumana.
Sono, infatti, sotto gli occhi di tutti i mutamenti che avvengono nella nostra vita quotidiana in virtù dei nuovi mezzi di comunicazione e dei progressi tecnologici, che permettono di potenziare indefinitamente, o addirittura di sostituire, le braccia e la mente stessa dell’uomo.

L’importanza delle nuove tecnologie

Un ultimo importante contributo sulla “messa a punto” dei progressi tecnologici in atto ci viene dato dall’ultimo interessantissimo libro di Gabriele Falciasecca sul tema “Dopo Marconi il diluvio”, edito da Pendragon, che affronta i diversi aspetti di questo fenomeno e le sue implicazioni etiche e antropologiche. Se è vero che la funzione della cultura e della tecnica è sempre stata quella di permettere all’uomo di usare le sue conoscenze, la creatività e le abilità personali, per superare i limiti della natura e per raggiungere quei traguardi che prima non gli erano consentiti, è anche vero che lo sviluppo di tali capacità ha raggiunto un grado tale di avanzamento, da mutare completamente i rapporti tra l’uomo e la natura: se prima la natura era un pericolo per la sopravvivenza dell’uomo, il quale si trovava nudo di fronte ad essa con le uniche risorse delle proprie mani e del proprio ingegno, adesso la scienza, la tecnica e le tecnologie più avanzate rischiano di diventare un pericolo per la sopravvivenza della natura e anche per quella dell’uomo. Inoltre, il problema del rapporto uomo-natura si presenta particolarmente delicato, perché il progresso tecnologico è in grado non solo di agire sull’uomo dall’esterno, ma è capace di trasformare profondamente il suo organismo e la sua mente. Spieghiamoci meglio: la tecnica finora è stata usata per produrre macchine che aiutino l’uomo nel suo lavoro; essa, infatti, permette di accelerare enormemente le capacità di viaggiare e di comunicare con gli altri, facilita gli scambi commerciali e consente alle donne di emanciparsi dalle fatiche dei lavori domestici. Inoltre, le tecnologie computeristiche più avanzate stanno modificando anche i sistemi d’informazione e di elaborazione dei dati a disposizione delle statistiche e della scienza, e permettono di raggiungere gradi di previsione e predizione finora inimmaginabili.
Ma l’aspetto più delicato di questo progresso tecnologico è costituito dal fatto che esso è entrato a studiare e trasformare l’organismo umano e la sua mente, per migliorare e potenziare da una parte le sue capacità, per curare le sue malattie, ma anche per condizionare il nostro modo di pensare, di volere e di decidere.
Quanto più le tecnologie sono potenti e pervasive, tanto più cresce il rischio che ci trasformiamo in robots telecomandati, che vengono usati e diretti da altri.

Ad un bivio

Ecco allora il bivio di fronte al quale ci troviamo: se usiamo la tecnologia come strumento per migliorare la nostra condizione umana, la nostra salute e il nostro benessere, essa ci permetterà di superare i nostri limiti per essere sempre “più” e sempre “meglio” umani; se invece ci lasciamo usare da chi può impiegare la tecnologia come strumento di potere e di prevaricazione sugli altri, allora la condizione transumana rischia di diventare sempre più “dis”-umana.
Ma ci sarà data la possibilità di scegliere tra queste due possibilità?

 

Giovanni Bertuzzi O.P.

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Direttore responsabile della Rivista I Martedì, Direttore del Centro San Domenico e Preside dello Studio Filosofico Domenicano.

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