Solo 800 anni – Bambini spaesati sui giganti

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Redazione I Martedì

Bambini spaesati sui giganti – La ferita di un novizio

La testimonianza di un giovane domenicano entrato nell’ordine a soli diciannove anni. Uno spaesamento che induce a ritrovarsi e a ritrovare gli altri, l’altro.

  1. Prologo

E così mi hanno detto che vorresti conoscere la mia vocazione. Mi sono confrontato a tavola con i confratelli e uno di questi, con un lampo d’occhi, mi ha lasciato una provocazione interessante: la vocazione è come una ferita che bisogna tenere aperta, una ferita della Misericordia di Dio, qualcosa su cui è necessario tornare costantemente nella propria vita. È così, la vocazione è una ferita che non si cicatrizza fino a quando non si saranno ricicatrizzati al suolo i nostri corpi: è una ferita, perché feritoia, affinché attraverso di essa possa intravedersi sempre l’Altissimo; è una ferita perché piaga: è il nostro modo di essere crocifissi, di dare la nostra vita per Lui. In definitiva è la via per la quale noi acquisiamo quella ferita da cui siamo stati guariti (Cfr. l Pt 2,24). Tutto ciò implica che la vocazione sia qualcosa che non ha ancora un senso compiuto, un fatto di oggi e non di ieri.

Ebbene cosa significa oggi per un giovane essere entrato a 19 anni in un ordine di 800? Ci si sente nani sulle spalle di giganti: spaesati e al proprio posto insieme. Ma come è possibile? Spaesato significa senza paese, senza una patria, proprio il contrario: un uomo che ha trovato un senso in ciò che ha scelto non si sente mai fuori posto. Vero e non vero … in altri termini, complesso. Anzi dirò di più, la prima cosa che ho imparato nell’Ordine è che non puoi trovarti al tuo posto se non ti lasci spaesare. Del resto siamo un Ordine di viatori. Avere il desiderio bruciante di portare Cristo, implica chiedersi dove Cristo voglia essere portato. Chi lo determina? Chi mi insegna la Volontà di Dio? lo? Nella mia esperienza è la comunità ad essere ermeneuta della volontà di Dio attraverso le circostanze. Questo implica essere pronti a partire, a lasciare nuovamente tutto, implica vivere nei calzari di Abramo. Ma vi sono altri due modi in cui è necessario lasciarsi spaesare: uno dentro di sé e l’altro al di là di sé.

[…] Leggi l’articolo completo nel numero 336 “Solo 880 anni”

Pietro Zauli O.P.

 

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