Pierluigi Orler illustra il numero 339

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Redazione I Martedì

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A Bologna le foto di Castelluccio del fotografo Pierluigi Orler sono state esposte per la prima volta in giugno, all’Hotel Majestic, in occasione del G7.

L’incontro dei ministri dell’economia di sette diversi paesi verteva soprattutto sul clima, sull’ambiente. Che in una simile occasione sia stata proposta una mostra delle immagini catturate dall’obiettivo del fotografo trentino di fama internazionale non meraviglia. Uno dei suoi interessi principali, ma non l’unico, è il paesaggio, l’ambiente. A Bologna ha presentato “Frammenti di bellezza: Castelluccio nel cuore”, evento promosso dal  Centergross  con il sostegno di  Ascom Bologna, caab  e del  Grand Hotel Majestic “già” Baglioni / Gruppo Duetorrihotels.  La mostra è dedicata ad un territorio molto amato da Orler e profondamente segnato dal sisma del 2016: il  Pian Grande di Castelluccio, al confine tra Umbria e Marche e all’interno del parco nazionale dei Monti Sibillini, l’essenza del paesaggio italiano, dove natura e uomo convivono da secoli e insieme realizzano uno spettacolo che non ha eguali al mondo.

Lo abbiamo raggiunto e gli abbiamo chiesto: com’è arrivato a Castellucio?
La prima volta, sono arrivato per sbaglio: dovevo andare in Norvegia e per una casualità sono arrivato a Castelluccio. Da allora,  la fioritura della piana esercita su di me un influsso potente e magnetico, come quello della luna sulle maree: ogni anno, ciclicamente, devo tornare a bagnarmi in questi colori, devo immergermi in questa luce che non ha eguali al mondo. A questo richiamo rispondo  aprendo l’ottica  della mia macchina fotografica. Cerco di catturare il momento in cui la monotonia dei pascoli viene spezzata da un mosaico di toni che vanno dal  giallo delle lenticchie, al  rosso dei papaveri, per arrivare fino al  blu lapislazzuli dei fiordalisi. Un mare che si accende sotto gli spiragli di luce che filtrano dalle nuvole,  si incendia nel rosso del crepuscolo, o assume delicate sfumature di pastello nella nebbia del mattino. Questi colori mi sono entrati dentro, e come un pittore ho voluto trasformarli in  sinuose pennellate cromatiche. Il mio percorso si intreccia con quello delle persone che abitano questi luoghi e li rendono unici, coltivandone la bellezza: agricoltori, ma anche botteghe artigiane e operatori turistici.
Poi il terremoto…
L’anno scorso, all’improvviso, il terremoto: con la sua cieca brutalità ha fatto irruzione in questa composizione serena e ordinata, l’ha ribaltata sottosopra colpendo al cuore un’intera comunità. Uno sconvolgimento che mi ha toccato profondamente. Per questo ho deciso di contribuire, a modo mio, a diffondere la conoscenza di questa terra ferita, che nonostante tutto continua a fiorire di bellezza e di idee, preparando la sua stagione di rinascita.

Facciamo un passo all’indietro. La domanda inevitabile: come e quando è nata la passione per la fotografia?
La macchina fotografica me l’ha messa in mano mio padre che, fin da piccolo, mi ha insegnato ad “osservare”, a “guardare” quasi a “contemplare” la realtà, per poi immortalare in un’immagine quello che più mi emozionava. Da una goccia di rugiada magicamente appoggiata su un fiore a un tramonto infuocato sulle Dolomiti. È iniziata così la mia grande passione per la fotografia che mi ha accompagnato negli anni regalandomi notevoli soddisfazioni professionali. Ho collaborato per oltre un ventennio con le principali testate di turismo italiane ed estere, documentando ogni angolo della terra con immagini di forte impatto.
Contemplare è una parola molto legata al religioso e assai poco in sintonia con il mondo attuale. È ancora possibile avere questo sguardo così particolare, lento, profondo e non “possessivo” sul mondo, sul creato? Questo cambia il modo di guardare la realtà?

Indubbiamente quando ti trovi immerso nei silenzi e circondato da meravigliosi scorci di natura si riesce a percepire qualcosa di magico ed è proprio in quei momenti che il mio occhio cerca di cogliere gli aspetti più intriganti e se vogliamo unici che possano raccontare la magia di un momento vissuto che solo una fotografia può raccontare a chi la osserva trasportando emozioni e sensazioni a chi la guarda.

Oltre alla natura, si è occupato anche di altri settori?

[…] Leggi l’articolo completo nel numero 339 “Ambiente”

Chiara Sirk

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