L’astronave terra

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In un mondo con risorse limitate la civiltà consumistica dell’usa-e-getta ha un suo costo non più sostenibile: la necessità di una svolta nell’epoca dell’Antropocene si impone in tutta la sua evidenza.

L’astronave terra – I limiti del pianeta Terra

La prima cosa di cui essere consapevoli per formulare un modello di sviluppo sostenibile è che il nostro pianeta ha  dimensioni “finite”. La Terra è una specie di astronave che viaggia nell’infinità dell’Universo e l’unico rapporto che ha con l’esterno è la luce che riceve dal Sole, risorsa fondamentale per la vita dei 7,5 miliardi di passeggeri. Nessuno dei passeggeri può scendere, se non morendo, mentre molti continuamente salgono, nascendo. Attualmente il numero di passeggeri aumenta di oltre 200.000 unità al giorno, ogni anno di circa 80 milioni. Tutte queste persone hanno diritto ad una loro quota di risorse e, quando le usano, generano rifiuti. L’astronave Terra non potrà mai “atterrare” in nessun luogo per fare rifornimento o per sbarazzarsi dei rifiuti che vi si accumulano. Da tutto ciò deriva che le risorse di cui disponiamo, eccetto l’energia solare, sono limitate ed è limitato anche lo spazio in cui possiamo collocare i rifiuti.
È incredibile come questa innegabile realtà venga spesso ignorata, particolarmente da economisti e politici.

La “civiltà” dell’usa e getta

Viviamo da decenni nella cosiddetta “civiltà” dell’usa e getta, il modello di sviluppo è il consumismo. Spesso ci viene detto che dobbiamo consumare di più perché se crescono i consumi cresceranno anche la produzione, l’occupazione e il Prodotto Interno Lordo. La parola d’ordine è innovazione (24.200.000 voci su Google), motore dello sviluppo e della crescita. All’innovazione si chiede di creare prodotti nuovi, sempre più attraenti e desiderabili per il consumatore. Quanto ai rifiuti, importante è farli scomparire dalla nostra vista: bruciandoli perché se ne vadano, invisibili, nell’atmosfera, oppure gettandoli nei mari, che ricoprono tre quarti della superficie del pianeta. In un mondo con risorse limitate il consumismo è chiaramente un modello di sviluppo ecologicamente insostenibile. Lo è anche dal punto di vista sociale: promuove la competizione, induce a non curarsi degli altri, causa la perdita dell’idea di bene comune, scoraggia la partecipazione alla vita delle pubbliche istituzioni.
Particolarmente negli ultimi anni, cresce l’allarme per la scarsità di lavoro e per il continuo aumento della disparità nella distribuzione della ricchezza. Papa Francesco nell’enciclica Laudato si’ si occupa diffusamente di questi problemi.
Al paragrafo 155 scrive: «La logica “usa e getta” produce tanti rifiuti solo per il desiderio disordinato di consumare più di quello di cui realmente si ha bisogno.» E continua: «Il mercato per piazzare i suoi prodotti tende a creare un meccanismo compulsivo – così che (219) – i singoli individui finiscono per soccombere a un consumismo senza etica e senza senso sociale e ambientale. È la cultura dello scarto, che colpisce tanto gli esseri umani esclusi dalla società, quanto le cose che si trasformano velocemente in spazzatura”»(16).

L’economia lineare

Il consumismo e l’usa e getta, sono il risultato dell’economia lineare, il paradigma oggi utilizzato per la produzione e il consumo di beni e servizi. Questo tipo di economia si basa su un duplice, ingannevole presupposto: che le risorse siano infinite e che non ci siano problemi per la collocazione dei rifiuti. Il funzionamento di un sistema economico richiede energia: per estrarre le materie prime, per fabbricare i prodotti, per trasportarli, per utilizzarli.
Nell’odierna economia lineare circa l’80% dell’energia è fornita dai combustibili fossili…

Vincenzo Balzani

[…] Leggi l’articolo completo nel numero 341 “credere nel progresso sociale”

Link utili:

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