Luigi Enzo Mattei illustra il numero 341

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Redazione I Martedì

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Luigi Enzo Mattei è un artista bolognese le cui opere sono arrivate in tutto il mondo. Soprattutto lo straordinario Uomo della Sindone è stato ed è richiesto tuttora da committenti in vari paesi.
Luigi Enzo Mattei ha sempre fatto ed è sempre stato un artista. Il suo studio è nel cuore della città, quasi di fronte alla basilica di Santa Maria dei Servi, una bella posizione per lui che ha sempre guardato a Maria come “via” per arrivare a Cristo. Sì, perché Mattei l’arte sacra non solo la fa, ma anche la vive, la prega, la contempla, e mentre ne parla comunica in un modo tutto particolare questa speciale coincidenza tra essere e fare.

Maestro, quando è nata la sua vocazione per l’arte?

Artisti con la “a” maiuscola un po’ si nasce, un po’ si diventa, grazie allo studio, alla pratica, al lavoro.
Ricordo che le mie prime mostre le facevo ancora bambino e mia madre mi fotografa con una macchina Kodak di quelle con il soffietto. In seguito ho seguito corsi di architettura e di scenografia. La scultura è arrivata in seguito. La scultura è il negativo dello spazio, per questo è così suggestiva.
La scultura precede tutto: la creazione passa attraverso la scultura. Tutto è plastico, tridimensionale. La scultura permette la lettura ai non vedenti. La pittura rimane sempre al di là della superficie, la scultura rimane sempre al di qua di quello che significa.

Mi pare sia anche un’arte anche molto fisica, molto concreta…

In realtà nella scultura trovo una forte analogia con la musica: come la musica si consuma nel momento in cui l’ascolto, così nell’occhio di chi guarda non c’è nulla di fisso. Le sculture se non vengono viste non vivono. L’artista è il trascrittore di qualcosa che preesiste, è un profeta non creduto. Se capisse tutto sarebbe padrone del mondo.

Lei ha anche fatto opere con altre tecniche, però sembra prediligere la scultura.

Ho realizzato molti disegni, facendo cose anche migliori, ma non hanno la stessa forza delle sculture. Un committente mi ha chiesto un’opera e non ha voluto vederla se non finita. Quando ha visto Ianua Mundi ha detto «Sarò ricordato per questo». E aveva ragione. Questo è anche il bello della scultura: arriva dove molte persone passano per caso.

Certo che passare davanti ad un’opera di 7 metri, alta 8, del peso di 400 quintali fa una certa impressione. È bello anche poter vedere delle opere d’arte in una situazione di vita. Ci sono sculture in alcune rotonde stradali, ma, in generale,
ho l’impressione che all’estero la scultura
nei parchi, nei giardini sia più presente.

Sono contrario alle sculture nelle rotatorie! Se sono belle possono distrarre dalla guida e provocare incidenti, se sono insignificanti e non le guarda nessuno, e allora inutile metterle. Per quanto riguarda la diffusione delle opere, mi pare che in Italia la committenza sia più modesta rispetto al passato quando, però, le opere erano più funzionali. La scultura va raggiunta, la si può incontrare, quando deve accadere, succede. Penso alla porta del piccolo Oratorio di Sterpi. È un piccolo oratorio privato. Lo si raggiunge e ci si chiede: cosa fa qui questa porta in bronzo? La scultura ha bisogno di essere collocata più che celebrata.

L’opera che più segna il suo percorso artistico è l’Uomo della Sindone. Ci può raccontare qualcosa?

A cura di Chiara Sirk

[…] Leggi l’articolo completo nel numero 341 “credere nel progresso sociale”

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