COINVOLGERE BOLOGNA SU SCUOLA E DISABILITÁ

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Alessandro Massacesi

Alessandro Massacesi

Esperto di comunicazione e pubbliche relazioni, già caporedattore della rivista di approfondimento online: Rivista Aristotele. Si occupa di intermediazione comunicativa con particolare attenzione alla divulgazione giornalistica scientifica.
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Nel report dell’Istat sulla salute mentale, rilasciato il 26 luglio 2018 (dati rilevati dal Miur), i  ragazzi con gravi disabilità o condizioni che rendono difficile vivere la quotidianità, mostrano un lento, ma costante incremento nelle  scuole  italiane. Nell’anno scolastico 2016/2017 gli alunni con disabilità rappresentavano circa il 3% degli alunni delle scuole di ogni ordine e grado, in particolare, gli alunni con disabilità intellettiva, pari a due alunni con disabilità su tre, rappresentavano la quota più importante. Alcuni disturbi sono più diffusi tra i maschi,  come  ad  esempio  i  disturbi  del  comportamento  e  dell’attenzione  (21% maschi  e 10,1% femmine);  i  disturbi  dello  sviluppo (25,7% contro 20,4%) e  quelli  della  sfera  affettivo  relazionale (17,7% e 14,0%) mentre  la  disabilità  intellettiva  è  presente maggiormente tra  le  femmine  (52,4% contro 41,9%). A questi dati si aggiungono quelli sull’accesso dei ragazzi agli strumenti digitali. 826 milioni sono gli alunni di tutte le età su un totale di 1,5 miliardi di bambini/ragazzi in 191 paesi coinvolti dall’interruzione della vita scolastica. Tra  questi 706 milioni (43%) non hanno nessun accesso alla didattica a distanza. In Italia un terzo delle famiglie non possiede nemmeno un computer.

Questi i dati messi in luce negli anni, ma resi ancor più drammatici in questi tempi di pandemia Covid. Giovani e giovanissimi privati del loro diritto allo studio e della loro socialità, anche a Bologna, dove, da inizio pandemia,  si è provato a convertire la didattica in presenza, con la formula a distanza, ma le istituzioni pubbliche (Regioni, Comuni, Quartieri) hanno evidenziato, quasi subito,  grossi problemi per raggiungere, tramite la rete, un alto numero di utenti cui offrire servizi formativi che, in questo stato di emergenza, andrebbero somministrati attraverso i canali digitali. Le famiglie più fragili, poi, con figli affetti da disabilità gravi o gravissime sono state anche più penalizzate e già a maggio scorso, le famiglie bolognesi con a carico familiari disabili sono scese in piazza a protestare per la loro difficile situazione di difficoltà.

Per questi motivi l’aiuto di tutti diventa essenziale per tenere salda la rete sociale e non lasciare nessuno indietro e all’appello hanno risposto molti privati cittadini, professionisti e imprenditori è essenziale, fra questi i club Rotary. Per dare un contributo e mettere in luce un tema così attuale, il Rotary bolognese, con la partecipazione di tutti i club felsinei, ha acquistato dei pc da donare a giovani affetti da patologie psichiatriche o con disabilità a livello cognitivo che oggi rischiano di rimanere ancor più isolati. «L’interruzione scolastica è sicuramente un problema molto grave – racconta il presidente del Rotary  Centro, Paolo Ghiacci – i cui effetti lì capiremo solo negli anni a venire e  per i ragazzi che hanno serie fragilità o disabilità la questione è anche peggiore […] L’allontanamento dai normali canali di sostegno: scuola, assistenti sociali, medici o insegnati, appesantisce il carico delle famiglie, soprattutto su genitori che devono  lavorare».

L’azione del Rotary, oltre all’acquisto degli strumenti digitali, ha predisposto un progetto strutturato per consentire a operatori specializzati e alle famiglie, interventi educativi per uscire dall’isolamento e avere rapporti con i coetanei tramite l’uso di pc, quali strumenti terapeutici per disabilità specifiche come: autismo, sindrome di down o epilessia. Il progetto e il suo sviluppo sono stati portati avanti con la cooperazione essenziale dell’Associazione Progetto Itaca, con l’ausilio del Dott. Angelo Fioritti, Direttore del dipartimento salute mentale e dipendenze patologiche delle ASL di Bologna (DSMDP) e della Dott.ssa Antonella Misuraca, Presidente del Comitato Utenti Familiari e Operatori (CUFO), in partnership con i servizi territoriali del Comune di Bologna e di alcuni operatori individuati dal Cufo che, nel pomeriggio di ieri, hanno concluso la distribuzione dei pc alle famiglie.

«Oltre che con le Istituzioni, Progetto Itaca Bologna opera con l’aiuto di privati – racconta Antonella Dolcetta Golinelli, presidente di Progetto Itaca –  e questo progetto non vuole solo dare dei pc in mano a dei ragazzi, ma diventare un’occasione per puntare l’attenzione cittadina sul tema della lotta al divario digitale, tra i giovani che sono seguiti dai Servizi per disagi mentali, psichici o cognitivi.». Una tesi sposata anche dal presidente Ghiacci: «Il Rotary, dove ha potuto, ha cercato di aiutare, ma è chiaro che questi temi debbano diventare un interesse condiviso […]. La ripartenza inizia dai i giovani e se non li aiutiamo, dubito ci sarà un futuro».

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Esperto di comunicazione e pubbliche relazioni, già caporedattore della rivista di approfondimento online: Rivista Aristotele. Si occupa di intermediazione comunicativa con particolare attenzione alla divulgazione giornalistica scientifica.

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