Padre Digani

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Redazione I Martedì

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A Bologna il simbolo di speranza e carità lascia valori di incredibile umanità

Lo scorso 25 marzo il mondo religioso, l’Arcidiocesi e la città di Bologna hanno dovuto salutare per l’ultima volta padre Gabriele Digani simbolo di carità e speranza, dal 1988 rappresentante più significativo e noto dell’Opera Padre Marella che da sempre e con costanza porta avanti la missione umanitaria di aiuto ai più bisognosi.

Anche se il contributo di padre Digani per la sua comunità è stato di immenso valore, nel momento storico che stiamo vivendo, dove a dominare sono sconforto, incertezza e paura per il futuro, è ancora più importante soffermarsi a riflettere sul suo operato.
Padre Digani, figlio di San Francesco e devoto per l’intera vita ad aiutare e a farsi carico dei problemi dei più deboli, degli emarginati e dei più disagiati, lo si ricorda seduto all’angolo di Tamburini, o in molti altri punti del Quadrilatero del centro storico bolognese, in cui spesso raccoglieva le offerte dei passanti, in silenzio, con dignità e con l’unica semplice richiesta: una monetina per aiutare i più poveri.

Il profondo gesto spirituale dall’anima di padre Digani nasce, oltre che dal suo legame indissolubile con la fede, anche da un forte e ostinato attaccamento alla vita, all’amore per l’essere umano e alla fiducia nei confronti del prossimo, tutti principi morali oggi sopraffatti dal materialismo, dal consumismo e dalle logiche individualiste ma che dovrebbero essere invece punti cardini dell’esistenza di ciascuno di noi.
Mai prima d’ora ora si percepisce un’oggettiva richiesta sociale di solidarietà nei confronti di chi soffre per malattia, chi è in povertà o necessita di non essere lasciato da solo e la responsabilità morale assunta da padre Digani, lascia un messaggio di speranza e fiducia che ci porta a credere che il genere umano sia ancora capace di donare bontà, attenzione e assistenza all’Altro.
Padre Gabriele Digani rimarrà per sempre un simbolo sociale e religioso della città di Bologna rappresentando un concreto insegnamento filosofico che invita a  pensare che non è mai troppo tardi per iniziare ad attuare quotidiani, semplici ma essenziali gesti di cura e apprensione per chi subisce ingiustizie, per chi non ha voce, per chi non ha un tetto sotto il quale dormire o un piatto caldo con il quale riempirsi la pancia.
La vita è un dono prezioso e tutti hanno il diritto di ricevere i beni fondamentali per nutrirla e curarla ogni giorno e chi ha avuto la sfortuna di non riuscire a permettersi l’essenziale, ricevendo aiuto sente la stessa gratificazione interiore che prova chi ha deciso di porgergli la mano.

Francesca A. Baldo

 

 

 

 

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