Etta Polico & l’Archivio Landini

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Fotografia, cronaca, interpretazione

Etta Polico, potremmo dire, forse, che la fotografia o è cronaca o è interpretazione. La cronaca fotografa quello che accade, anche il brutto, penso al degrado delle città offese e al degrado dei corpi per la nera. La fotografia “artistica” di solito s’interessa del bello e se volge l’attenzione al “brutto” tende a trasfigurarlo. L’interesse per Bologna dell’archivio Landini, tra questi due poli, dove si trova?
L’autrice dell’archivio non è una fotografa di professione: è una ricercatrice che, nel corso del tempo ha applicato la sua capacità di porsi domande, cercare e osservare anche al di fuori del suo campo di attività lavorativa.
Nell’archivio si manifestano, con immediatezza straordinaria, abitudini individuali, pratiche collettive, architetture, scritture urbane, paesaggi, scene naturalistiche, macchie di colore, sguardi, attimi.

Questo archivio, di cospicua consistenza, quando nasce e come si sviluppa?
L’archivio, nato a Lisbona alla fine del 2007, oggi conta circa 40 000 fotografie.
L’archivio documenta un sistema eterogeneo di modi di comunicare attraverso i muri, una sorta di “crogiolo” di forme, linguaggi, tecniche e modi di espressione diversi.
Una riflessione di Marc Augé sull’Archivio dice: “Vivere, conoscere e rappresentare i luoghi, soprattutto i luoghi urbani e metropolitani, è il modo migliore per leggere e capire i processi politici, sociali che rendono le città luoghi collettivi caratterizzati da un insieme di identità diverse. I dati dai quali partire per l’analisi dei processi intorno a cui nasce e si organizza un luogo, possono essere i più diversi. Maria Paola Landini studia e vive le città che attraversa leggendo, fotografando e archiviando le scritte e i segni sui muri. Il suo archivio fotografico, riflette processi e pratiche sociali che riguardano la comunicazione di massa, l’economia, la cultura che nascono all’incrocio tra ideologia e società. L’atomo della modernità è la città che, osservata attraverso i suoi muri nell’analisi di Maria Paola Landini, appare come un testo, un tessuto di memoria e dialogo continuamente riletto e riscritto. Il lavoro di lettura e successiva archiviazione induce ad un’infinita riflessione politica e sociale sul rapporto dinamico spazio-persona. Da questa raccolta si può partire per studiare i processi di crescita sociale che ci hanno condotto alla post-modernità. Si tratta di un’analisi attenta e di una documentazione spazio-temporale dettagliata in grado di fornire materiale di ricerca sociale di grande interesse e di grande attualità.”

Le foto, pubblicate nel Dossier dedicato alle periferie, documentano che in questi luoghi c’è una voglia di comunicare incredibile, che però segue percorsi molto particolari. C’è nel grande mondo dei writers un comune denominatore? Come guardarli? Cosa sono: narrazioni, denunce, esternazioni, provocazioni, altro ancora?

[…] Leggi l’articolo completo nel numero 338 “Periferie”

Chiara Sirk

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